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Arcangelo Devanna

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There is nothing conceptually better than rock'n'roll
October 10

"Tressett" festeggia con i Camillorè

‘TRESSETT’ FESTEGGIA CON I CAMILLORÈ

Il gruppo barese al quarto compleanno del circolo Arci giovinazzese. La scena è per un folk-rock cantautoriale, molto teatrale.

395940025.jpgGIOVINAZZO - Palloncini e tanta buona musica per il quarto anniversario della nascita dell’ARCI “Tressett” di Giovinazzo, che, in così pochi anni, ha saputo crescere così tanto da diventare uno dei punti fermi per la promozione musicale e culturale in tutta la Puglia. Ospiti della festa di compleanno – tenutasi nella sede dell’associazione - i baresi Camillorè che, con la loro musica irriverente, hanno animato e soprattutto – viste le temperature della serata – riscaldato gli invitati.
Data l’importanza dell’evento, il presidente dell’associazione giovinazzese, Domenico Mortellaro, non perde occasione per tracciare un bilancio di questi quattro anni di eventi: “L’Arci “Tressett”- racconta - è nata da un’idea di un gruppo di amici, principalmente per riuscire fare integrazione sociale e promozione culturale in una cittadina dove anche l’ultimo cinema è stato chiuso per lasciare spazio ad un supermercato, non si avevano spazi di aggregazione giovanile, né tantomeno adatti a suonare musica dal vivo, pertanto abbiamo sentito l’esigenza di fare qualcosa di concreto, essendo gente che lavorava per l’integrazione all’interno di partiti o nelle parrocchie, o nelle sale prove dei gruppi emergenti. Per i primi due anni – anche a causa della mancanza di strutture – abbiamo lavorato esclusivamente come circolo ricreativo senza possibilità di organizzare eventi, poi, anche grazie al “Giovinazzo Rock Festival” (evento di punta dell’associazione, ndr), siamo riusciti a rilevare e ristrutturare – senza alcun aiuto da parte delle istituzioni, ma solo con l’aiuto di tutti i soci - una struttura abbastanza grande da ospitare concerti, serate, dibattiti, cineforum e presentazioni di libri. Per quanto riguarda i progetti che abbiamo in piedi, - continua il presidente - stiamo organizzando la decima edizione del “Giovinazzo Rock Festival”, tentando un ulteriore salto di qualità magari portando – com’è avvenuto nell’ultima edizione con i Blonde Redhead – artisti del panorama indipendente internazionale, siamo attivi anche nell’ambito della “Carovana Antimafia” dell’ARCI, che abbiamo ospitato nel 2006, e con alcuni scambi interculturali attraverso i circuiti dell’Unione Europea, anche se diamo la priorità ai progetti musicali che, vista l’esperienza maturata, ci riesce meglio organizzare. Abbiamo, inoltre, messo su una buona rete con i circoli dei paesi vicini, che ci permette di aiutarci l’un l’altro, insomma speriamo di continuare in questo senso.”
A celebrare questo quarto compleanno, è stato il carrozzone dei Camillorè, gruppo barese verace che fa pieno di consensi ad ogni sua esibizione. Molto difficili da inquadrare musicalmente – non foss’altro per la loro originalità – , è proprio il cantante Davide ad abbozzare una definizione del loro sound: “Il nostro è un folk-rock cantautoriale, molto teatrale - infatti diamo il nostro meglio dal vivo – visto che mettiamo su scenette e cerchiamo di coinvolgere il più possibile il pubblico. Le nostre canzoni, raccontano di personaggi pittoreschi e situazioni imbarazzanti, ma trattano anche argomenti più delicati che ci hanno colpito in prima persona, sempre con una certa leggerezza e molta ironia.” Di ritorno da un tour, che ha tenuto a battesimo i nuovi membri della band, Davide non si sbilancia – per scaramanzia – sul futuro dei sei e telegrafico dice: “Per il momento pensiamo solo a goderci la nostra situazione di semiprofessionismo divertente.”
Ma basterebbe continuare su questa strada per conquistare un meritato successo.

Arcangelo Devanna

Gardenya: Con me non dormi

GARDENYA: CON ME NON DORMI

Speciale dell’Osservatorio Musicale a cura di Arcangelo Devanna, con una esclusiva intervista ai Gardenya, il quintetto di Trani, tornati da poco alla ribalta. Guarda il videoclip: clicca qui

1951650140.jpgTRANI - I Gardenya, – quelli con la “y”, come amano precisare – tornano alla ribalta, dopo una pausa che ha permesso alla band di lavorare sui nuovi brani, e lo fanno con un nuovo singolo dal titolo “Con me non dormi” accompagnato, come sempre, dal videoclip autoprodotto. Dopo la festa-evento dal titolo “Con me non party”, organizzata al circolo Arci “Tressett” di Giovinazzo per presentare il lavoro, il quintetto di Trani sta spopolando in rete. 
Il video di “Con me non dormi” è stato interamente ideato e girato da Marco Porcelli – bassista del gruppo – che racconta così la propria creatura: “Il clip musicale parte con una scena che fa riferimento al video “Happy Jack” degli Who – o anche – se vogliamo, al cinema italiano a cui sono molto affezionato” - il pensiero va subito al capolavoro di Mario Monicelli “I soliti ignoti”, che presentava la figura dei ladri che non sanno rubare  – “dove noi, vestiti come dei topi d’appartamento, entriamo in una casa per rubare qualcosa, ma quattro di noi vengono attratti da una tavola imbandita piena di dolci e cominciano a divorare tutto, mentre Nico (il cantante del gruppo, ndr) è l’unico che cerca di rubare. Queste torte in realtà nascondono un qualcosa di strano, perché ogni morso porta ciascuno dei personaggi ad entrare in uno stato onirico-allucnogeno, dove ognuno deve affrontare i propri pensieri ricorrenti, le proprie paure e le proprie paranoie: c'è chi perde tutti i capelli, chi si trova a letto con tre donne, chi si sdoppia e chi viene catapultato ad una festa piena di clown. ”
Il bel singolo, che avvicina più che mai i Gardenya alle sonorità punk, non sarà seguito dall’uscita di un album per una scelta “filosofica” del gruppo che prontamente Marco ci spiega meglio: “Cerchiamo di promuovere la musica come si faceva negli anni ’60, e come hanno fatto all’inizio della loro carriera i Beatles, attraverso l’uscita di singoli piuttosto che di un album vero e proprio che avrebbe un costo notevole per noi che siamo ancora una band emergente. Promuoveremo ogni nuovo pezzo accompagnandolo con l’uscita di un videoclip, anche grazie all’ aiuto di Antonio Porcelli, uno dei fonici più rappresentativi della Puglia, che ha mixato e masterizzato per noi “Con me non dormi”, il tutto utilizzando i canali a nostra disposizione, dai locali che puntano sulla musica underground alle radio, dalla stampa locale al web ed in particolare Myspace e Youtube.” Una scelta azzeccata della band tranese, quella di permettere il download gratuito di tutti i singoli dal loro sito web ufficiale, scelta che ha permesso al gruppo di farsi conoscere a livello nazionale, tanto da suonare al fianco di gente come Verdena, Piero Pelù e Daniele Silvestri. Ed è proprio delle esperienze e dell’atmosfera che si respira tra i cinque durante i tour che ci parla Nico, cantante del gruppo: “In tour si respira spesso un’aria goliardica che ci permette di affrontare i lunghi viaggi, effettuati in una macchina piccolissima, nei quali accade di tutto. Quando siamo in albergo c’è sempre qualcuno di noi stanco che vorrebbe dormire, ebbene non sempre ci riesce. Fuori dal palco siamo una band di pazzi, ma questa deve essere anche la nostra forza, perché se si riflette troppo su quello che si fa si finisce con l'impazzire. Ovviamente quando saliamo sul palco stiamo sempre attenti ad essere molto professionali, ma con la felicità di portare sul palco il nostro prodotto. Nello scrivere le nostre canzoni poi, cerchiamo di essere molto ironici anche se,  con la serietà di chi sta creando, prendiamo tutto quello che ci viene in mente, frasi che nascono per scherzo e cerchiamo di dar loro un senso. Del resto – sorride il cantante – molte canzoni dei Beatles sono nate in questo modo.”
La presentazione del singolo e del relativo video – avvenuta qualche ora prima sul Myspace dal quale è possibile scaricare gratuitamente, oltre che il brano, dei files per tutti i dj che volessero mixarlo – nonché la successiva promozione  ha un ottimo seguito in termini di pubblico, del tutto meritato per i Gardenya che, indossato il cilindro come nel video, fanno gli onori di casa servendo da bere e permettendo a tutti di brindare al loro successo che, siamo sicuri, non tarderà ad arrivare.

Arcangelo Devanna
March 25

...oggi nel lettore...

http://www.cooldelta.co.uk/images/gogol%20bordello%20sally.jpg

  • start wearing purple - gogol bordello
  • take on me - a-ha
  • surfing on a rocket - air
  • shoot the runner - kasabian
  • i can't be with you - the cran berries
March 23

Ok computer - Radiohead (1997)


A 10 anni dalla sua pubblicazione vi riporto la recensione che ho fatto per il mio album preferito questo "ok computer" dell'ormai lontano 1997 che ha segnato la storia dal punto di vista musicale dei 90'.

Quando esce "ok computer" siamo in piena frenesia brit-pop e i Radiohead vengono da due album (Pablo honey & The bends) che li hanno fatti conoscere come i continuatori dell'opera degli Smiths; la band di Oxford partorisce un album più maturo dei precedenti e lo fa con un maniacale lavoro in studio. Ne vien fuori uno degli album con la maggior percentuale di capolavori all'interno,  con una geniale musicalità e dei testi mai banali che spaziano dall'amore alla denuncia, dalla poesia all'intimità.

Il pezzo che apre l'album è "airbag" che contrappone la voce/lamento di Yorke ad una batteria scoppiettante ed una chitarra rugginosa tutto sorretto da un basso sincopato ed un violoncello che "ripete" il riff di chitarra; di  qui sia passa al brano musicalmente più bello dell'album "paranoid android" che comincia con una pacata chitarra senza distorsioni che guida uno Yorke claustrofobico e prosegue con un crescendo di apreggi e tintinnii che ti trasportano via pian piano verso la parte centrale di questo pezzo geniale dove la chitarra si fa più graffiante e Yorke si fa sempre più incazzato, poi una serie di lamenti desolati che giudicano dall'esterno una generazione (la canzone è di protesta contro la generazione degli 80's) per poi riesplodere in tutta la potenza vocale e musicale e finire questi sei minuti di goduria. Si passa così, accolti da un'arpeggio caldo e malinconico, a "subterranean homesick alien" una canzone che ha il potere di acquietare e di far meditare nonostante denunci una condizione di disagio, di qui per "exit music (for a film)" (il film in questione è poi stato Romeo and Juliet) che è vera e propria poesia fatta musica dove è presente per quasi tutto il pezzo solo una chitarra acustica che sorregge un quasi commosso Yorke che canta questa storia d'amore e di coraggio che si fa sempre più disperata sino all'ossessivo finale che lascia la voce quasi rotta dal pianto. Si riparte con "let down" che ripropone un po' i Radiohead che avevamo conosciuto negli album precedenti quelli legati al brit-pop, ma come già detto, loro nn sono mai banali e proprongono degli arpeggi di chitarra estremamente conivolgenti che preparano l'arrivo della celebre "karma police" che condotta da un pianoforte ed una batteria senza eguali chiudono in bellezza la prima parte del disco lasciando chi ascolta, a sole sei canzoni dall'inizio dell'album, perfettamente già appagato.

Nell' "intervallo" tra le due facce di questo album c'è lo spazio per una critica all'uomo questa volta senza il bisogno di musicarla: si tratta di "filter happier". Di qui la seconda parte, quella più sperimentale dell'album, dove si intravede lontano kilometri il germe di quelli che saranno i Radiohead futuri. Arriva così "electioneering" una canzone violenta con una chitarra martellante che mostra tutta la versatilità della band inglese; segue "climbimg up the walls" un pezzo lento pieno di rumori di sottofondo e di campionameti a volte impercettibili dove persino la voce celestiale di Yorke è manipolata da un megafono una canzone che può essere un sottofondo perfetto per certi sogni irreali che a volte capita di fare a metà tra il sogno e l'incubo immersi in un'atmosfera tetra. Il carillon di "no surprises" ci riporta ad una realtà più calma e tranquilla che ci mostra per una volta un Tom quasi allegro (anzi no è troppo) diciamo sereno. Con "lucky" si torna in un clima poetico con questa canzone che loro stessi hanno ammesso essere la continuazione di "exit music (for a film)" solo in chiave più blues fino a diventare più vicina alle sonorità del rock. Chiude l'album la bellissima "the tourist" una canzone diversa dalle altre dell'album solo perchè scritta da Greenwood che però nn fa che rimarcare il filone malinconico ma intensamente espressivo di tutto l'album.

Questo è un'album senza tempo che mi ha accompagnato in moltissimi momenti e continua a farlo, sono gli undici capolavori di una band che ha deciso di crescere, ma prima di farlo, ci ha lasciato in eredità una perla. la più bella.

March 21

ma ki controlla ki controlla le tv?

Francesco_DiStefano.jpg



In Italia c’è una cupola dell’informazione. Si sapeva già, ma ora c’è la certezza: lo dimostra Francesco Di Stefano di Europa 7. Una cupola bipartisan, solida, d’acciaio. Non è più come nella Prima Repubblica con tre canali televisivi che commentavano lo stesso fatto in modo diverso. E poi il cittadino faceva la media. No, ora c’è un monopolio e il cittadino ha la sicurezza del falso. In un certo senso è più garantito.
Seguitemi in questa storia incredibile. Nel 1999 è assegnata a Europa 7 la concessione per trasmettere sul territorio nazionale, che viene revocata a Rete 4. Per legge dopo SEI mesi Europa 7 dovrebbe usare le frequenze di Rete 4. Il governo di CENTROSINISTRA non fa nulla. Fede è rilassato.
Nel 2002 la Corte Costituzionale stabilisce come termine ultimo per la partenza di Europa 7 il 31.12.2003. Puntuale come un conflitto di interessi arriva il decreto Berlusconi il 23.12.2003 che proroga i termini. Il decreto deve però essere firmato dal Presidente della Repubblica Ciampi: che lo firma!
Francesco di Stefano, editore di Europa 7, decide di rivolgersi al Consiglio di Stato: che gli dà ragione. Forte di questa sentenza va alla Corte di Giustizia Europea: che gli dà ragione. Arriviamo al nuovo governo di CENTROSINISTRA. Dopo un’accanita resistenza contro il giudizio della Corte di Giustizia Europea da parte della Commissione Europea condotta da Frattini si giunge all’udienza. Il rappresentante dell’avvocatura dello Stato Italiano si presenta per difendere Rete 4 e la legge Gasparri (è vero, non ci credete, ma è vero). L’Italia viene messa in mora dalla Commissione Europea per la legge Gasparri.
Gentiloni, ministro delle Comunicazioni di nomina rutelliana, non applica la decisione della cortecostituzionaleconsigliodistatocortedigiustiziaeuropea. Anzi, va oltre, e propone un disegno di legge dai tempi lunghi e incerti che, se venisse approvato, lascerebbe le cose come stanno. Per capire come guardate il video. Dura lex, sed retequattro.
 

in c... all'opec

petrolio_addio.jpg



Gli zuccherifici stanno chiudendo. Hanno ceduto il posto a supermercati vuoti, disoccupazione e (indovinate) petrolio. Barbabietola e petrolio convivono in molti Paesi, come il Brasile.
In Italia si preferisce far chiudere chi offre alternative al petrolio. Alternative verdi, meno inquinanti, meno costose. La Alcoplus di Ferrara che produce biocarburanti chiuderà, 46 dipendenti saranno licenziati. Il motivo? La chiusura in serie degli stabilimenti saccariferi ha ridotto le scorte di melasso dal quale si ricava l'alcol. La concorrenza ha spinto sull'acceleratore, riducendo il prezzo del biocarburante che si ottiene mescolando alcol di origine vegetale con derivati del petrolio.
Finisce così la storia di una distilleria che produceva alcol impiegato nelle produzioni più note del made in Italy e che, in pieno boom degli eco-carburanti, non riesce a vendere i suoi 390mila ettolitri di produzione annua. Finisce? Non finisce, non possiamo farla finire! Aziende come la Alcoplus rappresentano il presente e il futuro.
Lo Stato ha finanziato per anni i petrolieri con i nostri soldi, quelli della bolletta dell’Enel. Uno, Garrone della ERG (mp3), è stato intervistato, ascoltatelo, è meglio che andare al Circo.
Il ministro dipendente Castro intervenga. E’ lì per tutelare noi e per far vivere società come la Alcoplus che vanno moltiplicate, anche per rilanciare gli zuccherifici.
Una, cento, mille Alcoplus. Inviamo a Castro una mail di promemoria.

 
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