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    October 10

    "Tressett" festeggia con i Camillorè

    ‘TRESSETT’ FESTEGGIA CON I CAMILLORÈ

    Il gruppo barese al quarto compleanno del circolo Arci giovinazzese. La scena è per un folk-rock cantautoriale, molto teatrale.

    395940025.jpgGIOVINAZZO - Palloncini e tanta buona musica per il quarto anniversario della nascita dell’ARCI “Tressett” di Giovinazzo, che, in così pochi anni, ha saputo crescere così tanto da diventare uno dei punti fermi per la promozione musicale e culturale in tutta la Puglia. Ospiti della festa di compleanno – tenutasi nella sede dell’associazione - i baresi Camillorè che, con la loro musica irriverente, hanno animato e soprattutto – viste le temperature della serata – riscaldato gli invitati.
    Data l’importanza dell’evento, il presidente dell’associazione giovinazzese, Domenico Mortellaro, non perde occasione per tracciare un bilancio di questi quattro anni di eventi: “L’Arci “Tressett”- racconta - è nata da un’idea di un gruppo di amici, principalmente per riuscire fare integrazione sociale e promozione culturale in una cittadina dove anche l’ultimo cinema è stato chiuso per lasciare spazio ad un supermercato, non si avevano spazi di aggregazione giovanile, né tantomeno adatti a suonare musica dal vivo, pertanto abbiamo sentito l’esigenza di fare qualcosa di concreto, essendo gente che lavorava per l’integrazione all’interno di partiti o nelle parrocchie, o nelle sale prove dei gruppi emergenti. Per i primi due anni – anche a causa della mancanza di strutture – abbiamo lavorato esclusivamente come circolo ricreativo senza possibilità di organizzare eventi, poi, anche grazie al “Giovinazzo Rock Festival” (evento di punta dell’associazione, ndr), siamo riusciti a rilevare e ristrutturare – senza alcun aiuto da parte delle istituzioni, ma solo con l’aiuto di tutti i soci - una struttura abbastanza grande da ospitare concerti, serate, dibattiti, cineforum e presentazioni di libri. Per quanto riguarda i progetti che abbiamo in piedi, - continua il presidente - stiamo organizzando la decima edizione del “Giovinazzo Rock Festival”, tentando un ulteriore salto di qualità magari portando – com’è avvenuto nell’ultima edizione con i Blonde Redhead – artisti del panorama indipendente internazionale, siamo attivi anche nell’ambito della “Carovana Antimafia” dell’ARCI, che abbiamo ospitato nel 2006, e con alcuni scambi interculturali attraverso i circuiti dell’Unione Europea, anche se diamo la priorità ai progetti musicali che, vista l’esperienza maturata, ci riesce meglio organizzare. Abbiamo, inoltre, messo su una buona rete con i circoli dei paesi vicini, che ci permette di aiutarci l’un l’altro, insomma speriamo di continuare in questo senso.”
    A celebrare questo quarto compleanno, è stato il carrozzone dei Camillorè, gruppo barese verace che fa pieno di consensi ad ogni sua esibizione. Molto difficili da inquadrare musicalmente – non foss’altro per la loro originalità – , è proprio il cantante Davide ad abbozzare una definizione del loro sound: “Il nostro è un folk-rock cantautoriale, molto teatrale - infatti diamo il nostro meglio dal vivo – visto che mettiamo su scenette e cerchiamo di coinvolgere il più possibile il pubblico. Le nostre canzoni, raccontano di personaggi pittoreschi e situazioni imbarazzanti, ma trattano anche argomenti più delicati che ci hanno colpito in prima persona, sempre con una certa leggerezza e molta ironia.” Di ritorno da un tour, che ha tenuto a battesimo i nuovi membri della band, Davide non si sbilancia – per scaramanzia – sul futuro dei sei e telegrafico dice: “Per il momento pensiamo solo a goderci la nostra situazione di semiprofessionismo divertente.”
    Ma basterebbe continuare su questa strada per conquistare un meritato successo.

    Arcangelo Devanna

    Gardenya: Con me non dormi

    GARDENYA: CON ME NON DORMI

    Speciale dell’Osservatorio Musicale a cura di Arcangelo Devanna, con una esclusiva intervista ai Gardenya, il quintetto di Trani, tornati da poco alla ribalta. Guarda il videoclip: clicca qui

    1951650140.jpgTRANI - I Gardenya, – quelli con la “y”, come amano precisare – tornano alla ribalta, dopo una pausa che ha permesso alla band di lavorare sui nuovi brani, e lo fanno con un nuovo singolo dal titolo “Con me non dormi” accompagnato, come sempre, dal videoclip autoprodotto. Dopo la festa-evento dal titolo “Con me non party”, organizzata al circolo Arci “Tressett” di Giovinazzo per presentare il lavoro, il quintetto di Trani sta spopolando in rete. 
    Il video di “Con me non dormi” è stato interamente ideato e girato da Marco Porcelli – bassista del gruppo – che racconta così la propria creatura: “Il clip musicale parte con una scena che fa riferimento al video “Happy Jack” degli Who – o anche – se vogliamo, al cinema italiano a cui sono molto affezionato” - il pensiero va subito al capolavoro di Mario Monicelli “I soliti ignoti”, che presentava la figura dei ladri che non sanno rubare  – “dove noi, vestiti come dei topi d’appartamento, entriamo in una casa per rubare qualcosa, ma quattro di noi vengono attratti da una tavola imbandita piena di dolci e cominciano a divorare tutto, mentre Nico (il cantante del gruppo, ndr) è l’unico che cerca di rubare. Queste torte in realtà nascondono un qualcosa di strano, perché ogni morso porta ciascuno dei personaggi ad entrare in uno stato onirico-allucnogeno, dove ognuno deve affrontare i propri pensieri ricorrenti, le proprie paure e le proprie paranoie: c'è chi perde tutti i capelli, chi si trova a letto con tre donne, chi si sdoppia e chi viene catapultato ad una festa piena di clown. ”
    Il bel singolo, che avvicina più che mai i Gardenya alle sonorità punk, non sarà seguito dall’uscita di un album per una scelta “filosofica” del gruppo che prontamente Marco ci spiega meglio: “Cerchiamo di promuovere la musica come si faceva negli anni ’60, e come hanno fatto all’inizio della loro carriera i Beatles, attraverso l’uscita di singoli piuttosto che di un album vero e proprio che avrebbe un costo notevole per noi che siamo ancora una band emergente. Promuoveremo ogni nuovo pezzo accompagnandolo con l’uscita di un videoclip, anche grazie all’ aiuto di Antonio Porcelli, uno dei fonici più rappresentativi della Puglia, che ha mixato e masterizzato per noi “Con me non dormi”, il tutto utilizzando i canali a nostra disposizione, dai locali che puntano sulla musica underground alle radio, dalla stampa locale al web ed in particolare Myspace e Youtube.” Una scelta azzeccata della band tranese, quella di permettere il download gratuito di tutti i singoli dal loro sito web ufficiale, scelta che ha permesso al gruppo di farsi conoscere a livello nazionale, tanto da suonare al fianco di gente come Verdena, Piero Pelù e Daniele Silvestri. Ed è proprio delle esperienze e dell’atmosfera che si respira tra i cinque durante i tour che ci parla Nico, cantante del gruppo: “In tour si respira spesso un’aria goliardica che ci permette di affrontare i lunghi viaggi, effettuati in una macchina piccolissima, nei quali accade di tutto. Quando siamo in albergo c’è sempre qualcuno di noi stanco che vorrebbe dormire, ebbene non sempre ci riesce. Fuori dal palco siamo una band di pazzi, ma questa deve essere anche la nostra forza, perché se si riflette troppo su quello che si fa si finisce con l'impazzire. Ovviamente quando saliamo sul palco stiamo sempre attenti ad essere molto professionali, ma con la felicità di portare sul palco il nostro prodotto. Nello scrivere le nostre canzoni poi, cerchiamo di essere molto ironici anche se,  con la serietà di chi sta creando, prendiamo tutto quello che ci viene in mente, frasi che nascono per scherzo e cerchiamo di dar loro un senso. Del resto – sorride il cantante – molte canzoni dei Beatles sono nate in questo modo.”
    La presentazione del singolo e del relativo video – avvenuta qualche ora prima sul Myspace dal quale è possibile scaricare gratuitamente, oltre che il brano, dei files per tutti i dj che volessero mixarlo – nonché la successiva promozione  ha un ottimo seguito in termini di pubblico, del tutto meritato per i Gardenya che, indossato il cilindro come nel video, fanno gli onori di casa servendo da bere e permettendo a tutti di brindare al loro successo che, siamo sicuri, non tarderà ad arrivare.

    Arcangelo Devanna
    March 25

    ...oggi nel lettore...

    http://www.cooldelta.co.uk/images/gogol%20bordello%20sally.jpg

    • start wearing purple - gogol bordello
    • take on me - a-ha
    • surfing on a rocket - air
    • shoot the runner - kasabian
    • i can't be with you - the cran berries
    March 23

    Ok computer - Radiohead (1997)


    A 10 anni dalla sua pubblicazione vi riporto la recensione che ho fatto per il mio album preferito questo "ok computer" dell'ormai lontano 1997 che ha segnato la storia dal punto di vista musicale dei 90'.

    Quando esce "ok computer" siamo in piena frenesia brit-pop e i Radiohead vengono da due album (Pablo honey & The bends) che li hanno fatti conoscere come i continuatori dell'opera degli Smiths; la band di Oxford partorisce un album più maturo dei precedenti e lo fa con un maniacale lavoro in studio. Ne vien fuori uno degli album con la maggior percentuale di capolavori all'interno,  con una geniale musicalità e dei testi mai banali che spaziano dall'amore alla denuncia, dalla poesia all'intimità.

    Il pezzo che apre l'album è "airbag" che contrappone la voce/lamento di Yorke ad una batteria scoppiettante ed una chitarra rugginosa tutto sorretto da un basso sincopato ed un violoncello che "ripete" il riff di chitarra; di  qui sia passa al brano musicalmente più bello dell'album "paranoid android" che comincia con una pacata chitarra senza distorsioni che guida uno Yorke claustrofobico e prosegue con un crescendo di apreggi e tintinnii che ti trasportano via pian piano verso la parte centrale di questo pezzo geniale dove la chitarra si fa più graffiante e Yorke si fa sempre più incazzato, poi una serie di lamenti desolati che giudicano dall'esterno una generazione (la canzone è di protesta contro la generazione degli 80's) per poi riesplodere in tutta la potenza vocale e musicale e finire questi sei minuti di goduria. Si passa così, accolti da un'arpeggio caldo e malinconico, a "subterranean homesick alien" una canzone che ha il potere di acquietare e di far meditare nonostante denunci una condizione di disagio, di qui per "exit music (for a film)" (il film in questione è poi stato Romeo and Juliet) che è vera e propria poesia fatta musica dove è presente per quasi tutto il pezzo solo una chitarra acustica che sorregge un quasi commosso Yorke che canta questa storia d'amore e di coraggio che si fa sempre più disperata sino all'ossessivo finale che lascia la voce quasi rotta dal pianto. Si riparte con "let down" che ripropone un po' i Radiohead che avevamo conosciuto negli album precedenti quelli legati al brit-pop, ma come già detto, loro nn sono mai banali e proprongono degli arpeggi di chitarra estremamente conivolgenti che preparano l'arrivo della celebre "karma police" che condotta da un pianoforte ed una batteria senza eguali chiudono in bellezza la prima parte del disco lasciando chi ascolta, a sole sei canzoni dall'inizio dell'album, perfettamente già appagato.

    Nell' "intervallo" tra le due facce di questo album c'è lo spazio per una critica all'uomo questa volta senza il bisogno di musicarla: si tratta di "filter happier". Di qui la seconda parte, quella più sperimentale dell'album, dove si intravede lontano kilometri il germe di quelli che saranno i Radiohead futuri. Arriva così "electioneering" una canzone violenta con una chitarra martellante che mostra tutta la versatilità della band inglese; segue "climbimg up the walls" un pezzo lento pieno di rumori di sottofondo e di campionameti a volte impercettibili dove persino la voce celestiale di Yorke è manipolata da un megafono una canzone che può essere un sottofondo perfetto per certi sogni irreali che a volte capita di fare a metà tra il sogno e l'incubo immersi in un'atmosfera tetra. Il carillon di "no surprises" ci riporta ad una realtà più calma e tranquilla che ci mostra per una volta un Tom quasi allegro (anzi no è troppo) diciamo sereno. Con "lucky" si torna in un clima poetico con questa canzone che loro stessi hanno ammesso essere la continuazione di "exit music (for a film)" solo in chiave più blues fino a diventare più vicina alle sonorità del rock. Chiude l'album la bellissima "the tourist" una canzone diversa dalle altre dell'album solo perchè scritta da Greenwood che però nn fa che rimarcare il filone malinconico ma intensamente espressivo di tutto l'album.

    Questo è un'album senza tempo che mi ha accompagnato in moltissimi momenti e continua a farlo, sono gli undici capolavori di una band che ha deciso di crescere, ma prima di farlo, ci ha lasciato in eredità una perla. la più bella.

    March 21

    ma ki controlla ki controlla le tv?

    Francesco_DiStefano.jpg



    In Italia c’è una cupola dell’informazione. Si sapeva già, ma ora c’è la certezza: lo dimostra Francesco Di Stefano di Europa 7. Una cupola bipartisan, solida, d’acciaio. Non è più come nella Prima Repubblica con tre canali televisivi che commentavano lo stesso fatto in modo diverso. E poi il cittadino faceva la media. No, ora c’è un monopolio e il cittadino ha la sicurezza del falso. In un certo senso è più garantito.
    Seguitemi in questa storia incredibile. Nel 1999 è assegnata a Europa 7 la concessione per trasmettere sul territorio nazionale, che viene revocata a Rete 4. Per legge dopo SEI mesi Europa 7 dovrebbe usare le frequenze di Rete 4. Il governo di CENTROSINISTRA non fa nulla. Fede è rilassato.
    Nel 2002 la Corte Costituzionale stabilisce come termine ultimo per la partenza di Europa 7 il 31.12.2003. Puntuale come un conflitto di interessi arriva il decreto Berlusconi il 23.12.2003 che proroga i termini. Il decreto deve però essere firmato dal Presidente della Repubblica Ciampi: che lo firma!
    Francesco di Stefano, editore di Europa 7, decide di rivolgersi al Consiglio di Stato: che gli dà ragione. Forte di questa sentenza va alla Corte di Giustizia Europea: che gli dà ragione. Arriviamo al nuovo governo di CENTROSINISTRA. Dopo un’accanita resistenza contro il giudizio della Corte di Giustizia Europea da parte della Commissione Europea condotta da Frattini si giunge all’udienza. Il rappresentante dell’avvocatura dello Stato Italiano si presenta per difendere Rete 4 e la legge Gasparri (è vero, non ci credete, ma è vero). L’Italia viene messa in mora dalla Commissione Europea per la legge Gasparri.
    Gentiloni, ministro delle Comunicazioni di nomina rutelliana, non applica la decisione della cortecostituzionaleconsigliodistatocortedigiustiziaeuropea. Anzi, va oltre, e propone un disegno di legge dai tempi lunghi e incerti che, se venisse approvato, lascerebbe le cose come stanno. Per capire come guardate il video. Dura lex, sed retequattro.
     

    in c... all'opec

    petrolio_addio.jpg



    Gli zuccherifici stanno chiudendo. Hanno ceduto il posto a supermercati vuoti, disoccupazione e (indovinate) petrolio. Barbabietola e petrolio convivono in molti Paesi, come il Brasile.
    In Italia si preferisce far chiudere chi offre alternative al petrolio. Alternative verdi, meno inquinanti, meno costose. La Alcoplus di Ferrara che produce biocarburanti chiuderà, 46 dipendenti saranno licenziati. Il motivo? La chiusura in serie degli stabilimenti saccariferi ha ridotto le scorte di melasso dal quale si ricava l'alcol. La concorrenza ha spinto sull'acceleratore, riducendo il prezzo del biocarburante che si ottiene mescolando alcol di origine vegetale con derivati del petrolio.
    Finisce così la storia di una distilleria che produceva alcol impiegato nelle produzioni più note del made in Italy e che, in pieno boom degli eco-carburanti, non riesce a vendere i suoi 390mila ettolitri di produzione annua. Finisce? Non finisce, non possiamo farla finire! Aziende come la Alcoplus rappresentano il presente e il futuro.
    Lo Stato ha finanziato per anni i petrolieri con i nostri soldi, quelli della bolletta dell’Enel. Uno, Garrone della ERG (mp3), è stato intervistato, ascoltatelo, è meglio che andare al Circo.
    Il ministro dipendente Castro intervenga. E’ lì per tutelare noi e per far vivere società come la Alcoplus che vanno moltiplicate, anche per rilanciare gli zuccherifici.
    Una, cento, mille Alcoplus. Inviamo a Castro una mail di promemoria.

    February 28

    Non mangiamo solo sassi e metalli

     

    heavy_metal.jpg


    foto di copper0722

    Una buona notizia. Esistono anche cibi che non contengono metalli. Roba buona che si può mangiare. Per chi si fosse perso le puntate precedenti, al supermercato, insieme ai tortellini e al pane, ricordo che possiamo portarci a casa anche cromo, titanio e cobalto.
    Vi fornisco come pro memoria l’elenco di alcuni prodotti metallati:

    - Pane Panem: Ferro, Nichel, Cobalto, Alluminio, Piombo, Bismuto
    - Cornetto Sanson (cialda): Ferro, Cromo e Nichel (acciaio)
    - Biscotto Marachella Sanson: Silicio, Ferro
    - Omogeneizzato Manzo Plasmon: Silicio, Alluminio
    - Omogeneizzato Vitello e Prosciutto Plasmon: Ferro, Solfato di Bario, Stronzio, Ferro-Cromo, Titanio
    - Cacao in polvere Lindt: Ferro, Cromo, Nichel
    - Tortellini Fini: Ferro, Cromo
    - Hamburger McDonald’s: Argento
    Elenco.

    E l’elenco di altri prodotti senza scorie, che si possono mangiare senza paura dei metal detector all’aeroporto:

    - Tiny Twists - classic style - Rold Gold
    - Quadrelli al rosmarino - Buitoni
    - Pane bianco morbido a fette, Armonie, Michetti, Fette biscottate integrali - Mulino Bianco Barilla
    - Fette biscottate integrali Buongiorno Natura
    - Crackers Premium - Saiwa
    - Special K - Kellog's
    - Sfogliatine - Faraon
    - Croccantelle al sesamo, Pizza Snack gusto mediterraneo - Forno Damiani
    - Offelle - Bistefani
    - Galletti, 10 e trenta, Tarallucci - Mulino Bianco Barilla
    - Ringo Goal, Pavesini - Pavesi
    - Biscotto bucaneve – Doria
    Leggete l’elenco completo.

    Mi aspetto che le società dei prodottisenzascorie abbiano almeno un moto di riconoscenza per la pubblicità ricevuta. E mi spediscano a casa qualche cassa di alimenti gratis.

    December 15

    Mille e una morte

     

    caduti_sul_lavoro.jpg



    L’Italia è un Paese pericoloso per chi lavora. Le mille possibili morti hanno il sapore del sangue e della tortura dell’Inquisizione spagnola. Sono delitti, non incidenti. Gli investimenti sulla sicurezza diminuiscono il fatturato. I caduti sul lavoro lo aumentano. Caduti di un’Italia piena di sindacati, di ispettori, di proclami, ma senza regole. Morti di profitto.
    Come muore un lavoratore? I 246 morti nell'edilizia nel 2006 offrono un’ampia scelta:

    - folgorato dall’alta tensione (Luigi Careddu, operaio, 29 anni)
    - schiacciato dal camion (Luigi Cuomo, operaio, 40 anni)
    - caduto da un’impalcatura (Michele Grauso, operaio, 55 anni)
    - travolto dal treno (Victor Rotari, operaio, 48 anni)
    - per il crollo di un balcone (Massimo Raffaele Pisacane, operaio, 22 anni)
    - schiacciato da un nastro trasportatore (Salim Bedoui, operaio, 19 anni)
    - schiacciato da un silos di malta (Francesco Casalicchio, operaio, 30 anni)
    - inghiottito da uno smottamento (Carmelo Molino, operaio, 56 anni)
    - colpito alla testa da una putrella (Nicolin Ndou, operaio, 42 anni)
    - precipitato da un tetto (Davide Soldati, operaio al primo giorno di lavoro, 27 anni)
    - per il crollo di una palazzina (Mircea Spiridon, operaio, 32 anni)
    - schiacciato da un escavatore (Marco Cibin, operaio, 41 anni)
    - schiacciato da un carico di lastre di granito (Daniele Tavarini, operaio, 43 anni)
    - caduto dentro un silos per la lavorazione del cemento (Luigi Tunto, operaio, 53 anni)
    - colpito dal braccio di una gru (Ye Hegen, carpentiere, 34 anni)
    - precipitato nella tromba dell’ascensore (Pietro Novaldi, operaio, 50 anni)
    - per un colpo di calore (C.Petru, operaio, 48 anni)
    - schiacciato da una piattaforma di metallo (Maurizio Piteo, operaio, 37 anni)
    - risucchiato dall’acqua piovana in un tombino (Bogdan Mihalcea, operaio, 24 anni)
    - soffocata in un incendio di una fabbrica di materassi (Giovanna Curcio, operaia, 15 anni)
    - per il crollo di un pilone autostradale (Antonio Veneziano, operaio, 25 anni)
    - infilzato da un ferro (Andrea Cesario, operaio, 24 anni)
    - stritolato dalle pale impastatrici di una betoniera (Salvatore Cordella, operaio, 33 anni)
    - ferito alla testa da un chiodo sparato da una pistola (Luigi Bonis, operaio, 23 anni)
    - caduto da una scala (Fernando Prete, imbianchino, 55 anni)
    - investito da una barra di 10 quintali (Benedetto Saponaro, operaio, 28 anni)
    - per inalazioni di gas (Gianni Truffa, operaio, 30 anni)
    - sepolti vivi da una frana (Nuzio Minardi, 69 anni, Valentin Karri, 27 anni, operai)
    - investito da un tronco d'albero(Maddalozzo Mauro, operaio, 35 anni)
    - travolto da un carico di ghiaia (Marcello Tornado, imprenditore, 33 anni)
    - colpito da una pala meccanica (Antonio Zeoli, operaio, 57 anni).

    In Afghanistan e in Libano si rischia meno e si guadagna di più. E con una rapina in banca o al benzinaio (semplice o con omicidio) non si rischia addirittura nulla.

    November 09

    ...oggi nel lettore...

    http://image.com.com/mp3/images/cover/200/drg500/g593/g59320da3pb.jpg

    • eight easy steps - alanis morissette
    • somebody to love - queen
    • morning glory - oasis
    • map of your head - muse
    • ultranoia - verdena
    October 16

    Traslochi in vista...

    L'immagine “http://www.catpress.com/fotoreporters/gtorrini/trasloco.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.
     
    Il successore di Ghino di Tacco ha gridato: “Banditi”. Non importa se mentre lo diceva si tratteneva dal ridere. Quest’uomo ha ragione. La riforma Gentiloni è un atto di banditismo, una porcata calderoniana. Ma per eccesso di prudenza e mancanza di lungimiranza. Due reti andranno sul digitale terrestre tra un paio d’anni. Il digitale terrestre è già morto oggi. Tra due anni sarà una cripta in cui rinchiudere Fede e Rai2. E questa è una buona cosa. Ma le altre cinque reti rimarranno in vitalizio agli interessi economici del gruppo Telecom, del gruppo Fininvest e degli scalcinati politici che non sanno riconoscere il Darfur dal Toblerone e Mandela da un lecca-lecca (altro che programmi culturali, per questi ci vogliono i campi di rieducazione delle Guardie Rosse di Mao). Quindi non cambia nulla. L’informazione sarà come è adesso. Uno strumento di disinformazione di massa.
    Le emittenti private devono diventare public company, senza proprietari di riferimento o in alternativa chiudere, domani, per decreto legge. E se qualcuno gridasse: “Gaglioffi”, “Comunistacci” o anche “Perdirindindina”, pazienza. Non ce la prenderemo.
    La Rai deve avere una sola rete, senza pubblicità, senza alcun legame con il Governo o con i partiti. Siamo seri, ormai tranne che per la Gabanelli e pochi altri, dal televisore ci arriva in faccia solo m..da. La pubblicità vada tutta, proprio tutta alle reti private, senza tetti. E’ il miglior modo per suicidarle.
    La televisione è comunque moribonda, tra un po’ sarà seppellita. Il ministro Gentiloni dia un colpo di telefono a Mark Thompson, direttore generale della BBC. Si faccia spiegare il suo programma ‘Creative Future’ per portare la BBC in Rete. Dia un’occhiata a Google Video e a Youtube che sono oggi la più grande emittente di programmi in Rete del mondo. Porti l’Adsl in ogni casa. Abolisca il canone. Dimezzi le tariffe Adsl. Le porti al livello di Francia e Germania dove c’è una vera concorrenza. Denunci l’Authority, la cambi, la distrugga, se vuole la venda a Telecom con cui ha da sempre ottimi rapporti.
    Ascolto dei dementi parlare di televisione, di media company, di digitale terrestre come se fossero sull’Enterprise di Star Trek. Quando il futuro è invece nella produzione di massa dei contenuti, nelle connessioni veloci e nella loro diffusione, nel libero accesso alla conoscenza, nel WiMax.
    La Rai e la Mediaset faranno la fine dell’Alitalia. La Rete è ‘low cost’ e, per ora, senza padroni.

    ...oggi nel lettore...

    http://img.epinions.com/images/opti/41/d4/The_Universal_single_-_Blur-resized200.jpg

    • the universal - blur
    • sunday morning - the velvet underground
    • can't stand me now - the libertines
    • let's spend the night togheter - rolling stones
    • starlight - muse
    September 26

    ...oggi nel lettore...

    Airbag/How Am I Driving? (EP)

    • airbag - radiohead
    • senza parole  - vasco rossi
    • never young - gogol bordello
    • sempre allegri -  bandabardò
    • patience - guns'n'roses
    September 16

    La porti un bacione a Firenze...

    Mourad Akhay

    Mourad.jpg



    Mourad Akhay si butta nell’Arno lo scorso dicembre per salvare un ragazzo italiano con disturbi mentali. Mourad è marocchino e lavora in nero come ambulante al Mercato Multietnico di Firenze. Il sindaco di Firenze, stupito dal coraggio di Mourad nello sfidare terribili malattie infettive tuffandosi nella cloaca che attraversa Firenze, gli chiede di esprimere un desiderio. Quello che desidera più di ogni altra cosa. Un po’ come nelle favole. Mourad esprime il suo desiderio: un permesso di soggiorno che gli consenta di lavorare in Italia. Domenici promette. In marzo Mourad, non ricevendo notizie dal sindaco, gli scrive una lettera in occasione del “Decreto Flussi 2006” per gli stranieri chiedendo l’inoltro di una domanda al governo per la sua permanenza in Italia per motivi di lavoro. Nessuna risposta.
    Nove mesi dopo Mourad è sempre in Italia, è sempre vicino all’Arno in caso di bisogno, è sempre ambulante, è sempre in nero. Domenici è sempre sindaco. Una storia a lieto fine. Domenici per evitare altre imbarazzanti manifestazioni di riconoscimento nei confronti di Mourad, o di altri marocchini dediti al salvataggio, ha allestito, vicino al Ponte Vecchio, un allevamento di cani Terranova da usare in caso di necessità. Salvano le persone, ma poi non chiedono nulla, tranne qualche osso. Al posto del permesso di soggiorno gli basta una medaglietta.

    A tal proposito Beppe Grillo ha scritto una lettera al suddetto sindaco che riporto di seguito:

    Domenici,
    lei dovrebbe incentivare i salvataggi in Arno. Inizi quindi a mantenere la parola data. Poi, con un’apposita ordinanza comunale, ufficializzi le ricompense per gli extracomunitari dediti al salvataggio. Un salvataggio, un permesso di soggiorno. Due, la cittadinanza. Tre, un lavoro da bagnino.
    Pensi a che responsabilità si sta assumendo se nessun clandestino, per protesta nei suoi confronti, si buttasse più in Arno per motivi umanitari. A Mourad per ora la carta d’identità onoraria la dà il blog, a nome di molti italiani”.
    Beppe Grillo

    September 08

    Caffè corretto, allenatore scorretto

    Helenio_Herrera.jpg



    Parlare male di Facchetti in questi giorni è come bestemmiare in chiesa. Non lo farò neppure io. Ma parlare della sua morte è invece doveroso. Gli articoli dei giornalisti Grandi Firme, tutti ugualimielosiioloconoscevoiolostimavoioavevoilsuocellulareemelotengomemorizzatoinmemoria, farebbero probabilmente vomitare Giacinto.
    Alessandro Gilioli dell’Espresso ha pubblicato lo scorso anno un’intervista, dal titolo: “Pasticca nerazzura”, a Ferruccio Mazzola, fratello di Sandro, che giocò per un breve periodo nell’Inter. Ne riporto alcuni brani:

    “... Ho vissuto in prima persona le pratiche a cui erano sottoposti i calciatori. Ho visto l'allenatore, Helenio Herrera, che dava le pasticche da mettere sotto la lingua. Le sperimentava sulle riserve (io ero spesso tra quelle) e poi le dava anche ai titolari. Qualcuno le prendeva, qualcuno le sputava di nascosto. Fu mio fratello Sandro a dirmi: se non vuoi mandarla giù, vai in bagno e buttala via. Così facevano in molti. Poi però un giorno Herrera si accorse che le sputavamo, allora si mise a scioglierle nel caffè. Da quel giorno 'il caffè' di Herrera divenne una prassi all'Inter”
    “I miei compagni di allora che si sono ammalati e magari ci hanno lasciato la pelle. Tanti, troppi... Il primo è stato Armando Picchi, il capitano di quella squadra, morto a 36 anni di tumore alla colonna vertebrale. Poi è stato il turno di Marcello Giusti, che giocava nelle riserve, ucciso da un cancro al cervello alla fine degli anni '90. Carlo Tagnin, uno che le pasticche non le rifiutava mai perché non era un fuoriclasse e voleva allungarsi la carriera correndo come un ragazzino, è morto di osteosarcoma nel 2000. Mauro Bicicli se n'è andato nel 2001 per un tumore al fegato. Ferdinando Miniussi, il portiere di riserva, è morto nel 2002 per una cirrosi epatica evoluta da epatite C. Enea Masiero, all'Inter tra il '55 e il '64, sta facendo la chemioterapia. Pino Longoni, che è passato per le giovanili dell'Inter prima di andare alla Fiorentina, ha una vasculopatia ed è su una sedia a rotelle, senza speranze di guarigione..."
    "... nei campionati dilettanti, dove non esistono controlli: lì si bombano come bestie. Quello che più mi fa male però sono i ragazzini... ormai iniziano a dare pillole e beveroni a partire dai 14-15 anni. Io lavoro con la squadra della Borghesiana, a Roma, dove gioca anche mio figlio Michele, e dico sempre ai ragazzi di stare attenti anche al tè caldo, se non sanno cosa c'è dentro. Ho fatto anche una deposizione per il tribunale dei minori di Milano: stanno arrivando decine di denunce di padri e madri i cui figli prendono roba strana, magari corrono come dei matti in campo e poi si addormentano sul banco il giorno dopo, a scuola. Ecco, è per loro che io sto tirando fuori tutto".

    Se Ferruccio Mazzola ha ragione ci sono in giro dei delinquenti che drogano i ragazzi. Che gli inoculano i tumori. Chi sono, per che squadre lavorano, da chi prendono gli ordini? Forse Facchetti vorrebbe saperlo, forse anche noi.
    August 20

    Sessofobia

     
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    Quante guerre si sono combattute in nome o a causa delle religioni? La religione dovrebbe portare la pace, l’amore universale, non l’odio. Ragiono ad alta voce, a casa mia. Non ho nessuna pretesa di sostituirmi ai grandi pensatori, ai filosofi. Ma questa contraddizione delle religioni che vogliono la pace e per una serie di casi sfortunati producono le guerre non la capisco. Non riesco a venirne a capo. Poi, però, vedo i volti dei cardinali, dei mullah, dei rabbini e penso che sono tutti uomini, solo uomini. Alle quote rosa non ci pensano nemmeno.
    E forse questa è una chiave. L’esclusione delle donne dal potere religioso, la loro subordinazione all’uomo quando è possibile.
    E, insieme a questo apartheid religioso, un terrore del sesso, la volontà di controllarlo. Negli stessi credenti oltre che nelle organizzazioni religiose. Il sesso a norma di regolamento. Chiaro che se uno non scopa poi diventa nervoso. Certo bisogna moderarsi, ma sotto le lenzuola ognuno dovrebbe sentirsi libero di comportarsi come crede. “E’ come stare calmi quando si fa all’amore” cantava Jannacci.
    Il fanatismo religioso è spesso sessuofobo, mai visto una pornostar che pretenda di spiegare agli altri cosa è bene o cosa è male. La guerra si combatte anche scopando bene e di più. Un antidoto che produce effetti collaterali come il relax, la pace interiore e il rispetto per il diverso. Il sesso fa bene a te, al tuo partner e anche alle relazioni internazionali.
    E non crediamo al papa quando dice ai giornali tedeschi: "Noi riteniamo che la nostra fede e la costituzione del Collegio degli Apostoli ci impegnino e non ci permettano di conferire l'ordinazione sacerdotale alle donne. Ma non bisogna neppure pensare che nella Chiesa l'unica possibilità di avere un qualche ruolo di rilievo sia di essere sacerdote".
     
    Ratzy, ne riparliamo quando vedremo una donna papa.
     
     
    May 02

    Roma 6 Maggio - Million Marijuana March


    Continuiamo ad occuparci della battaglia contro uno degli ultimi regali del governo Berlusconi: la nuova legge sulle droghe.

    L'esito delle urne non ci aiuta a sperare in un'immediata cancellazione della stessa, come ci si poteva augurare alla vigilia del voto. In questa situazione solo un movimento forte e determinato può riuscire a rimettere al centro della discussione una legge che corre il rischio di essere dimenticata, ma che ogni giorno miete e continuerà a mietere vittime tra i consumatori.

    Chi, per sottrarsi al monopolio della mafia, si coltiva la propria pianta di Maria, corre il rischio di essere condannato ad espiare pene che, in Italia, non sono riservate neanche ai mafiosi stessi.

    Sottolineo e ricordo che la sanzioni amministrative, comminate a chi venisse trovato in possesso di un qualsivoglia quantitativo sotto i parametri delle tabelle, sono semplicemente assurde: dalla sospensione dei documenti, all'obbligo di firma e di residenza, passando attraverso "percorsi di recupero" coatti. Queste risultano essere forme di limitazione della libertà individuale assai vicine agli arresti domiciliari e questa assurdità non può passare per normalità.

    Per questo Folkabbestia, Punkreas e Villa Ada Posse saranno a Roma il 6 Maggio, in occasione della Million Marijuana March, manifestazione internazionale che si terrà contemporaneamente in 200 città del mondo.

    Inizialmente pensavamo che questo potesse diventare un momento utile ad avviare un confronto sul tema con il nuovo governo, ma purtroppo per quella data non avremo ancora un governo...

    Sarà altresì importante essere in tanti e determinati, rilanciando l'iniziativa alla luce delle sconcertanti evoluzioni politiche cui il paese sta assistendo. Sarebbe importante vedere una nutrita presenza di realtà artistiche consolidate.

    Conscio della difficoltà di adeguarsi ad una data predefinita, avrei già un'idea su come poter successivamente mettere in campo una sostanziosa iniziativa degli artisti, senza incappare in questo problema, al fine di ottenere l'immediata cancellazione di questo provvedimento.

    Adesso è importante concentrarsi su questa manifestazione e vi pregherei di farmi pervenire la vostra adesione o, ancora meglio, la vostra disponibilità alla partecipazione. In questo caso vi pregherei anche di farmi pervenire anche le vostre esigenze dal punto di vista logistico e tecnico (rimborso viaggio, vitto, alloggio, scheda tecnica). Il tutto sarà finanziato da un apposito conto corrente che va pubblicizzato e sostenuto come tutta la manifestazione.

    Associazione culturale Livello57 - Via del battirame 11 - 40138 Bologna

    BANCA POPOLARE ETICA - Via Dagnini 4 - Bologna

    conto n 000000112944 - ABI 05018 - CAB 02400 - CIN Q - causale: million marijuana march

    Per questo vi chiedo il massimo sforzo nel dare visibilità al banner ed al sito ufficiale della marcia: www.millionmarijuanamarch.info.

    Rendetelo ben visibile sui vostri siti.

    Fabio Losito - 347/9615170 - fabio@folkabbestia.com

    Manifesto antiproibizionista

    Contro la Legge Fini sulle Droghe
    Contro le politiche proibizioniste



    La tutela dei diritti e delle liberta' di scelta impone la mobilitazione dei piu' ampi settori della societa' civile, degli operatori, dei consumatori di sostanze e di tutti quelli convinti che sia ora necessario attivarsi per dire no al disegno di legge sulle droghe firmato da Fini.

    Un'orchestrazione repressiva che mette in discussione la facolta' di ogni individuo ad autodeterminare la propria esistenza e rappresenta un'ulteriore strumento attraverso cui si spiana la strada alla frenetica maratona repressiva attuata da questo governo. Dietro la legge appare chiara una piu' generale volonta' di vietare e punire prima ancora del consumo, il comportamento e lo stile di vita di una cospicua parte della popolazione.

    Il concetto da cui prende forma questo decreto, ovvero la criminalizzazione del consumatore, la messa in discussione della sua liberta' di scelta, ma anche di cura, calpesta il referendum popolare del '93 che gia' 10 anni fa, aveva sancito la non punibilita' penale del consumo. Segue poi l'abolizione della distinzione tra droghe leggere e pesanti; un'ulteriore modifica in linea con la precedente che getta in unico calderone tutte le sostanze, alimentando la propaganda terroristica della 'tolleranza zero'.

    Il disegno di legge svilisce il ruolo del servizio pubblico, scatenando una competitività sfrenata tra strutture pubbliche e private, umiliando e mortifcando il lavoro e l'esperienza di chi, come gli operatori dei Sert e delle unita' di strada, attraverso le strategie della riduzione del danno, limita gli effetti negativi dovuti al mercato nero e all'abuso di sostanze. Rispetto a metodi alternativi e alle sperimentazioni in atto negli altri paesi europei, invece di promuovere i servizi orientati a pratiche non coercitive, questa legge si basa su pericolose falsita' antiscientifiche: la marijuana rende schizofrenici, non ha effetti terapeutici, il metadone nuoce ai tossicodipendenti...

    Gia' a causa dell'attuale legge quasi il 40% della popolazione Carceraria è detenuta per reati connessi alle droghe; se queste legge trovasse applicazione, sarebbero gravemente inasprite le vessatorie sanzioni amministrative che limitano le libertà personali. Una legge che metterebbe in galera altre decine di migliaia di persone che fumano marijuana o che ne assimilano il principio attivo per uso terapeutico, aggravando così ulteriormente la gia' vergognosa condizione di sovraffollamento delle carceri e ignorando l'imminente necessita' di attuare misure alternative alla detenzione per i tossicodipendenti.

    Una legge che fa comodo ai narcotrafficanti che si arricchiscono sul proibizionismo, mentre sulla scia dell'ennesima caccia alle streghe, i governi muovono guerre globali sventolando anche il vessillo della "war on drugs" planetaria.

    Recuperando innanzitutto i concetti di riduzione del danno, di promozione della salute e di corretta informazione, distinguendo tra consumo, abuso e dipendenza, rifiutiamo con forza lo strumentalismo repressivo veicolato in questa legge e rivendichiamo una politica alternativa sulle droghe che vada oltre anche l'attuale legislazione.

    Per la completa depenalizzazione del consumo.
    Per il rafforzamento delle pratiche di riduzione del danno.

    GIUSTO O SBAGLIATO
    NON PUO' ESSERE REATO!!

    P.S. Un abbraccio ad Alan e Marcello che stanno facendo un gran lavoro con il sito.

    Esistono ancora i Chernobyliani

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    Un convegno promosso da Greenpeace, Legambiente e WWF si è svolto a Roma il 19 aprile nel ventennale della tragedia di Chernobyl per fare il punto sull’energia nucleare e sui suoi costi reali.

    Il contributo al fabbisogno energetico mondiale fornito dal nucleare è solo del 6,5% dell’energia primaria ed è destinato a ridursi al 4,5% nel 2030 secondo l’International Energy Agency (IEA).
    Il nucleare è la fonte energetica più costosa e con il maggior bisognodi sussidi statali.
    Secondo il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti (DOE) il costo di 1 kWh di energia elettrica costa 6,13 cent/$, da gas 4,96 cent/$, da carbone 5,34 cent/$, da fonte eolica 5,05 cent/$. Risultati analoghi sono stati presentati da studi della Chicago University e del Massachusetts Institute of Technology. Queste valutazioni economiche sono sottostimate perché non comprensive dei costi del decommissionamento degli impianti e del trattamento delle scorie di lungo periodo.

    Un falso mito sull’energia nucleare è l’abbondanza dell’uranio in natura: un minerale piuttosto diffuso, ma solo in concentrazioni infinitesime, tanto basse da non risultare praticamente sfruttabili. Le riserve di uranio commercialmente estraibili coprono un arco di circa un secolo tenendo costanti i consumi all’anno 2000. Sostituire, per la produzione di elettricità, tutta l’energia fossile con quella nucleare comporta la realizzazione di migliaia di nuove centrali con l’esaurimento delle riserve di uranio in pochi anni.
    Infine, neppure il nucleare è esente da emissioni di anidride carbonica, basti considerare l’energia fossile necessaria per costruire la centrale, estrarre, trasportare e arricchire l’uranio, gestire le scorie, smantellare l’impianto a fine vita. Investire nel nucleare significa sprecare risorse pubbliche e private ai danni delle fonti rinnovabili e delle tecnologie per l’efficienza energetica.

    Ma qualcuno non smette di pensarci. I nostalgici di Chernobyl non si rassegnano mai. Tra questi l’Enel di Scaroni che con l'acquisizione di Slovenske Elektrarne finalmente rientra nel nucleare con l’accensione del secondo reattore di Mochovce.

    Gli austriaci dal 1990 al 2005 hanno sempre cercato di far chiudere il primo reattore e posero persino il veto all'ingresso della Slovacchia nella UE (Mochovce dista 100 km da Vienna).
    Il governo Austriaco ha montato decine e decine di pale eoliche sul confine con la Slovacchia ben visibili a occhio nudo da Bratislava anche in segno di protesta.
    Propongo al governo italiano di piantare qualche pala eolica davanti alla sede romana dell’Enel, forse non ne hanno mai vista una.

    April 19

    Le sanguisughe

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    Io sono una persona semplice e cerco di fare dei ragionamenti semplici. Quando mi vengono spiegate le cose, se non capisco di solito mi insospettisco. E non capisco l’Enel, l’Eni, le Autostrade, la Telecom Italia. Non capisco come in regime di sostanziale monopolio riescano a fare utili mostruosi, a praticare prezzi superiori alla media europea, ad aumentare le tariffe.

    Dal primo aprile sono aumentate le tariffe dell’elettricità, +5,7%, e del metano, +2,1%.
    L’Autorità per l’energia elettrica e il gas ha aggiornato le tariffe, con l’aumento per l’elettricità più alto degli ultimi sei anni, motivandole con la quotazione del petrolio e la crisi del metano.
    Io sono una persona semplice e cerco di fare dei ragionamenti semplici. L’azionista di riferimento dell’Eni e dell’Enel è lo Stato, quindi noi. L’Eni e l’Enel hanno dichiarato rispettivamente utili netti nel 2005 per 8.788 milioni di euro e per 3.895 milioni di euro. Prezzi equi di elettricità ed energia sono necessari per competere per le imprese e per arrivare a fine mese per le famiglie. Non capisco.

    Mi sembra che queste due imprese si ingrassino a spese del Paese.
    Che i loro manager (indovinate chi li ha messi lì?) ottengano i risultati per sé stessi (stock options?) e per i grandi azionisti (indovinate chi sono?) applicando al Paese un modello di business a prova di bomba: il modello della sanguisuga, della sanguisuga monopolista ovviamente.
    Se un imprenditore si sposta da Genova a Nizza dispone di servizi primari migliori (energia, telefonia, connettività, elettricità) a prezzi fino al 30% più bassi. Come fa a competere un’azienda italiana? E poi si parla di rilancio dell’economia?
    L’Authority sa che abbiamo prezzi tra i più alti in Europa, sa che queste aziende hanno fatto utili enormi, sa che non c’è ragione per aumentare i prezzi, sa che invece vanno diminuiti trasferendo ai cittadini ed alle imprese i benefici.

    Ma l’Authority forse non sa cosa sono le sanguisughe, e allora glielo spiego io:
    “Le sanguisughe hanno un corpo allungato, formato da 34 anelli. Alle estremità hanno due ventose che servono per attaccarsi agli animali. Hanno una bocca munita di tre mandibole munite di dentelli per forare la pelle degli animali. Mentre stanno lacerando la pelle dell'animale al quale si attaccano secernono una sostanza anestetica”.